Condominio


Abito in un quartiere di Roma sorto all’inizio degli anni trenta. Un quartiere destinato ad una edificazione residenziale non intensiva, e distintosi sin dagli albori (quando ancora si chiamava quartiere Savoia) per i graziosi “villini” (vds. ad esempio il famoso Quartiere Coppedè) e/o grandi condomini di non elevate pretese stilistiche ma sicuramente eleganti. Quindi anche la casa ove oggi abito, già dei miei genitori, è un palazzetto non pretenzioso ma signorile. Un bel cancello in ferro battuto, una scalea arrotondata che porta all’ingresso, una sorta di hall con portierato decorata da lampade in ferro battuto ed una guida rosso pompeiano di quelle antiche assai, spessa qualche centimetro a dir poco…  poi, addentrandosi ancora si arriva davanti una porta a vetri molata che fa accedere ad una corte ordinata e ben custodita, sembra di entrare in un altro mondo, con vasche piene di fiori, alberi, una fontanella stile romanico ed, ai quattro angoli di questo grande spazio, gli accessi  ai quattro fabbricati di sei piani ciascuno. La Sig.ra Ada, moglie di Luigi, l’amico portinaio, è l’artefice di tanta bellezza e cura…  tutto il fabbricato ne va fiero. Io risiedo nella prima scala a sinistra , la “A”. Il mio condominio fu uno dei primi costruiti dall’Incis per dare in locazione ai dipendenti civili e militari dello Stato, con priorità ai dipendenti con minore stipendio degli alloggi, appunto, nel Quartiere Trieste posto tra l’omonimo corso (da cui ne deriva il nome) e la Via Nomentana, uno strategico rettilineo d’asfalto e rotaie che serviva a collegare rapidamente un’altra zona di sviluppo edilizio dei primi anni sessanta (Monte Sacro) con la Stazione Termini, transitando per la più famosa Porta Pia. Ecco quindi l’antefatto che mi colloca nell’abitazione di famiglia, adibita oramai anche a studio professionale per contenere le spese.

La finestra del mio studio si affacciava a ridosso del porticato d’ingresso, un angolo sempre in ombra e battuto dal vento… proprio per quella posizione “infelice”, le imposte erano quasi costantemente chiuse durante il periodo invernale. Nelle altre stagioni, però, risultava strategica poiché fonte inesauribile di respiro per il fresco che ne derivava ma anche quale aggiornatissima fonte di “notizie”… stante la sua posizione all’interno del cortile, di fatto, era un magnifico punto d’ascolto grazie anche all’architettura del cortile che vi faceva rimbalzare dentro ogni minimo rumore.

Capitò quindi, un giorno che non ricordo (come mio solito), di intravedere dalla finestrella, delle giovani gambe superare la reggetta d’ottone dell’androne. All’istante mi convinsi che i tacchi su cui viaggiava simile creatura, sarebbero stati eternamente bene sul pretenzioso tappeto del palazzo… sobrio, serioso e troppo rosso da così tanto tempo. Imparai quindi ben presto a conoscere, e poi a riconoscerne la loro padrona, solo dal lieve strofinio delle calze e dal rumore secco, deciso e ovattato delle proprie scarpe, quando lei entrava od usciva… passo veloce, tranquillo, sicuro. Tutto questo senza mai essermi affacciato una sola volta a curiosare… Non l’avevo mai vista neanche di persona, od incontrata per sbaglio, ma già adoravo quelle gambe, così toniche all’idea, da infondere un deciso ritmo cadenzato ai suoi tacchi, suppongo mediamente alti, quasi danzassero a tempo, in armonia con il frusciare delle gonne che avrebbe indossato, senza dubbio (aggiungo a questo punto) con sobria eleganza.

Anna era venuta ad abitare da poco nel condominio… la “nuova inquilina” del terzo piano, stesso stabile stessa scala. Senza averla mai vista in volto, già sentivo che mi abitava dentro… in affitto, nuda proprietà, dominatrice indiscussa dei miei vani interiori. Aveva le chiavi delle mie notti, e delle giornate troppo vuote anche per una persona come me sempre indaffarato ma sostanzialmente “solo”! Una volta, al solo rumore mi affacciai di corsa ma feci appena tempo nel vederla solo di schiena… un tailleur anni 50/60, ben tagliato alla moda… portamento elegante, insomma l’accuratezza di quel vestire si integrò come tessera di un puzzle fantasioso nella mia testa… capii che era lei perché quando il tacco sinistro mi sparì definitivamente dalla vista vidi Luigi, il portiere dello stabile, rivolgersi a me in complice condivisione con significativo gesto della mano intenta a rimestare l’aria in vorticosa giravolta… – ’nu babbà – disse nel finire di mimare la bellezza di costei. Era tanta la scia di persistente femminilità, che non lasciava tregua alla curiosità di incontrarla, magari anche di sfuggita…. ed ancora non conoscevo il suo odore! E’ sconfortante pensare a quanti voli pindarici l’uomo si faccia in assenza di risposte reali… ma è altrettanto vero che, stare tutto il giorno chiusi in uno studio lavorando al computer, non ti aiuta nelle relazioni sociali. La mia attività di fotografo e grafico pubblicitario era comunque molto pressante, visti i tempi, fortunatamente il lavoro non mancava, anzi… mi sarebbe servito un aiuto per gestire in modo migliore i rapporti con la clientela alla quale di certo non prestavo l’attenzione che richiede. Di contro però, i clienti, erano sempre estremamente soddisfatti del risultato… grazie a Dio, la fantasia era l’unica cosa che ancora non mi aveva abbandonato, siero e nutrimento di un piccolo dignitoso vivere.

In seguito ebbi modo di parlare spesso con Luigi di costei… mi rivelò il suo nome, sapeva che usciva tutte le mattine alla stessa ora ma non conosceva che lavoro facesse… in più rivelò il piccante indizio che non l’aveva vista mai rincasare con qualcuno ne che ci fossero altri ad accompagnarla… insomma istituzionali chiacchiere da portineria. Divenne il nostro segreto, alla moglie non piaceva per cui non poteva parlarne apertamente… ma appena poteva ne parlava in modo estasiato, esaustivo e definitivo… ed allora io, a mia volta, traducevo tutto questo scibile in vive fantasie da riporre in no so più quale sala d’attesa del cerebro… ben presto Luigi capì il mio ossessionante interesse e mi disse che avrei dovuto fare urgentemente il primo passo… mi diede così l’elenco completo dei suoi orari, entrata/uscita, per far “capitare” un fortuito incontro così che me l’avrebbe potuta presentare con una scusa… ma io non sarei mai stato in grado mettere in atto simili “agguati”, non l’avrei fatto mai…. e Luigi capì anche questo tanto che una volta distrattamente mentre rastrellava il prato dell’aiuola disse… “ma cosa aspetti… l’assemblea annuale dei condomini per conoscerla??? Prima o poi te la faccio capitare a studio… così neanche s’affatica il signorino, aggiunse sconsolato…

Sorrisi, lasciando cadere la cosa… in fondo Luigi si era preso a cuore la mia “crociata” e, al di là di tutto, mi piaceva la curiosa ed affettuosa preoccupazione per le nostre due “solitudini” all’interno del suo condomino, che non gli garbava molto…

Era circa metà settembre, le giornate s’erano accorciate visibilmente… ed anche il lavoro sembrava stentasse a ripartire dalla pausa estiva… poco e per di più del genere palloso… quello che non ti andrebbe mai di fare, per cui ci giri intorno, ci rimugini fino a dar fastidio a te per primo dello scadente risultato… quindi, fatica e tempo persi a iosa! Rientrato all’imbrunire ancora su di giri per via di una giornata andata troppo storta, il portoncino blindato d’ingresso, con sorda certezza, sancì l’inequivocabile fine delle ostilità. Lasciai cadere il soprabito sulla poltrona dell’ingresso che fungeva anche da soggiorno… e mi diressi sospirando verso la cucina. Aprii, con gesto ancora un tantino rancoroso (così riferisce la maniglia…), il frigo in rigoroso stile vintage ereditato dalla nonna. Una coca in lattina divenne vittima sacrificale degli scampoli di tensione ancora a fior di pelle poi, un rigurgito d’anidride carbonica, portò via tutti i residui volatili ingoiati. Stavo meglio, forse…

Dopo una magistrale stiracchiata accesi con delicatezza il caro vecchio Thorens… altro che cd, mp3 e modernismi senza anima ne vita… adoravo la musica su vinile, si ancora quella col suo fruscio a seguito, e scelsi l’amato George Harrison, un  vecchio album “Concert for Bangladesh” per dare un segnale di comprovata distensione alla mia anima… “My sweet Lord”… ritmo coinvolgente, il suono puro di una cristallina 12 corde… sapevo ormai riconoscere tutte le contropennate di George… e non c’era medicina migliore per riattivare le personali corde… per sciogliere le contrazioni venefiche… “really want to see you… I really want to know you (hallelujah)… Really want to go with you (hallelujah)… Really want to show you Lord (aaah)… That it won’t take long, my Lord (hallelujah)…” a spasso nei viali pericolosi di un testo immediato da canticchiare mentre iniziavo lo spogliarello liberatorio… Via le scarpe (finalmente)… camicia e cravatta a spasso per la casa… catapultandomi sul divano mi lasciai catturare dalle piume dei cuscini, in attesa che il brano, messo a manetta sull’ampli, arrivasse all’atteso ritornello per esplodere in un partecipativo ed eiaculatorio  “…My sweet Lord … mhh My Lord…”

Trascinato dalla positività di questo Krishna induista, sollevai il fiero (ma stanco) corpo per dirigermi verso la camera da letto e continuare lo spogliarello di prassi con strascico a seguito di pantaloni, calzini e canotta salvapelle … mi piaceva provare quel refolo di freddo che un’abitazione semi riscaldata concedeva ad uno scriteriato padron di casa che cammina a piediscalzi. “Brrrrr… ammazza che freddo… brrrr… doccione mio…”, le ultime parole prima che le antine satinate mi inghiottissero dentro una nuvola di vapore… ogni tanto il rumore d’acqua provava a fermarsi ed immediato prevaricava una voce, calda, profonda… “umhh My Lord…” il collaudato coro, per scroscio e lamento. Andò avanti “ad libitum” ho sempre trovato la doccia essere l’unico rimedio capace di sfilarmi di dosso le nefandezze della società che osteggiavo con una mirata e continuativa sequela di intralci… morali più che altro… privazioni, vessazioni, mobing… tutte quelle cose che esulano da un dignitoso e doveroso patire per il quotidiano desco (la pagnotta)… insomma l’interminabile sequela di condizioni e forme precostituite della coscienza. L’unica a sfriccicare sempre a contatto con l’acqua della doccia, ed anche lì contro corrente a prescindere…

Ero un obiettore. Vi ero arrivato per gradi… anzi per esclusione, obiettando… non sopportavo più alcuna dottrina politica, alcuna identità… non v’erano più partiti validi… pensatori validi, politici validi… solo fantocci parlanti figli solo di un caos generale fatto di tanti, troppi, piccoli pensieri “fai da te” gettati nella corrida dell’orgasmo del comando (…“meglio comandare che fottere” diceva sempre il mio insegnante di storia al liceo…) per potersi accaparrare fette di una torta appetitosa, non dovuta, in modo improprio… governanti collusi e collusioni piramidali… il vero sfascio della “civitas”! Quindi, la reazione fu andare incontro ad un pensiero palesemente poco appariscente, orizzontale, dove all’appiattimento delle pulsioni onnipotenti di qualcuno, si contrapponeva l’armonia di una società diversamente colta… autosufficiente… libere associazioni, federazioni, il rispetto per la singola individualità ed il principio secondo cui le decisioni valgono solo per chi le accetta. Certo che sto parlando di anarchia… quella storica e molto convinta di J.Prudhon, ma è più scomodo citare il termine che apprezzarne la filosofia. In poco tempo ne divenni convinto assertore, un vero romantico “dell’alfa privativa”… cioè “senza”… “senza governo”… principio primo e perno della personale filosofia di vita che cercava di attuare con rigoroso scrupolo su di se… spesso, solo nell’ambito delle quattro mura domestiche, purtroppo mai addomesticate! Di fatti, non era corretto definirmi od etichettarmi in questa o quella maniera… in ultima analisi era soltanto “Enrico”… me stesso al 100%… poi potevi anche accostarmi qualche dottrina che poteva far supporre farmi il verso… ma sono sempre stato al di sopra delle dottrine, non per presunzione… non ero interessato a loro, punto. Le usavo e basta, solo per avvalermi di un retroterra. Avevo però viva necessità di seguire il mio istinto, richiamo estremo… interiore, un crampo allo stomaco da non sottovalutare. Ben venga quindi  se qualche filosofia riusciva a starmi dietro…  cercavo di trovare sempre  il “la” in qualche scibile già esistente… non era da me fare pure il filosofo… l’anacoreta… o peggio l’eremita delle Meteore. Se volevano… questi concetti dovevano adattarsi a me… li avrei calzati se lo meritavano. Per questo motivo avevo intrapreso un viaggio durato quasi dieci anni prima di fare ritorno a Roma, in quella casa oramai vuota che era stata di famiglia… un viaggio intorno al senso delle cose, un viaggio nei miei misteri ed in quelli ove la gente, cieca di cervello, cerca di soggiacere. Un viaggio appassionatamente basato sul racconto fotografico.  A tutti gli effetti, per altro, nulla di cambiato. Tranne che nel lavoro, nelle amicizie, nel modo di essere e di presentarsi (non di apparire). Ero diventato un uomo fuori dalle mode, senza etichette, senza squilibri passionali (apparenti) dal carattere amichevolmente contagioso e positivo… insomma, uno qualsiasi ma pericoloso.

Dopo che la doccia ebbe mondato le asperità di una malevola giornata, mi sentii molto meglio… ripulito, pronto per dare inizio alla serale privacy, sempre in attesa di accendere la freccia per fare un sorpasso alla monotonia. Avevo però un programmino tutto tranquillo, mettermi a tavolino e terminare parte del lavoro lasciato indietro nel primo pomeriggio.Prima di fare questo però, accostai i vetri della finestra e rigirai il vinile che gracchiava già da qualche minuto sul giradischi… la testina era al capolinea. Con sagace abilità feci ribaltare tra i polpastrelli delle dita il disco disponendo la facciata “b” a favore di puntina… ricominciai a bearmi della serenità e della musica. Cominciai così dove avevo interrotto, a produrre delle stampe per una brochure di un meeting organizzato da una azienda estera in occasione della fiera campionaria della calzatura…  sentii il campanello dell’ingresso squillare ma non potei alzarmi subito… stavo con una mano sotto al vassoio della stampante e con l’altra avevo iniziato a comporre un numero di telefono. Al terzo trillare urlai dalla stanza un poco civile “vengooooooo”, sia per superare la musica di George sia perché, sovrappensiero, non avevo messo a fuoco che era il mio campanello a darmi noia. Così, imponendo pedate fresche di doccia sul parquet, aprii con una matita tra le labbra e l’aria tesa al telefono senza fili…

Buonasera mi scusi se la disturbo, sono Anna Tonelli, abito esattamente sopra di lei da qualche tempo… non mi sembra però di esserci mai incrociati…”

Non avevo ascoltato una parola tranne il “buonasera”… nel stringerle la mano l’avevo poi  decisamente accompagnata verso l’interno dell’appartamento richiudendo la porta alle sue spalle, senza mai staccargli gli occhi di dosso, dal muoversi delle sue labbra… lo scanner che era in me, fece una rapida evoluzione “2D” su di lei… maglietta cotone a V, calzoni in maglina… ai piedi fantasmini ed all stars verde prato; capelli indietro tenuti da una fascia elastica, trucco residuo della mattina… nulla… nessun indizio si ricomponeva con il mio puzzle. Tale esasperato sconforto servì per farmi tornare alla realtà… my sweet lord, hallelujah!

Oddio l’ho trascinata dentro senza accorgermene, sono imperdonabile… piacere di conoscerla, Enrico… neanche a me sembra averla mai vista, eppure non siamo proprio tanti in questo stabile… posso aiutarla  in qualcosa??…  ma la prego, accomodiamoci nello studio, così abbasso anche la musica…”

No per carità la lasci pure, la prego… se non erro ne esiste anche una versione splendida, registrata per il concerto commemorativo della morte di Harrison nel novembre 2002… mi pare ci fossero anche il figlio Dhani e la moglie Olivia, e poi quella band, unica nella storia della musica pop… Billy Preston, Eric Clapton, Paul McCartney, Ringo Star, Phill Collins, Tom Petty, Paul Simon, Crosby e Grahm Nash, Pat Metheny… uffi, tutti i più grandi ma non riesco a ricordarne altri… questa musica mi inebria ed al tempo stesso mi ha distolto dal motivo del disturbo, mi perdoni, ecco, la faccio breve… Luigi, il portiere, mi ha detto che lei è un fotografo…”

“Luigi?… il portiere?… fotografo?… george harrison?… ma sto sognando??” – pensavo mentre parlava cercando di seguirne il labiale sulle sue labbra.

“Oddio mi scusi… forse si è sbagliato od io ho capito male??”

“Noooo… ci mancherebbe… perdoni piuttosto la meraviglia, è la prima volta che Luigi mi manda qualcuno in dieci anni… poi lei è una cultrice della mia musica preferita…” – benedetto uomo pensai tra me e me… hallelujah!!

“Veramente l’ho pregato io di consigliarmi… sono disperata, il mio computer si è rotto all’improvviso, devo spedire urgentemente un curriculum via email e non ho neanche una fotografia recente da allegare… insomma sono le otto di sera e non so davvero come fare… alle 21,00 scade il bando di concorso ed io sono a terra… era una opportunità importante… sono rimasta senza lavoro e giro, dalla mattina alla sera, inutilmente… le può bastare come quadro generale??”

“Mi dispiace per la situazione… stia tranquilla ora risolviamo subito… mi dia solo un attimo che quando lei ha suonato alla porta, stavo per fare una chiamata ad un cliente per dargli anch’io una cattiva notizia, ed ho ancora i piedi bagnati di doccia…”

“Beh… potrei sospettare che è un uomo pulito…” azzardò Anna con un sorriso ammiccato.

“ahhh, buonasera Sig. Delisi, mi scusi l’ora ma… le volevo comunicare che il servizio con Viviana, ricorda??… la modella che lei aveva scelto? Ecco, non posso consegnarglielo… è tornata in Ucraina per le ferie e non risponde al cellulare… come???… ma io non centro nulla!!!… l’avevo pure avvertita che queste ragazze straniere sono imprevedibili… capisco che a lei la cosa non interessi, ma io come faccio a rispettare la data… mancano meno di dieci giorni alla fine del mese??? Come sono ffari miei???… Dove la trovo una modella ora… su due piedi???… ma, Delisi m’ascolti… la prego… cacchio!!!

Delisi m’aveva attaccato il telefono in faccia ed io ero rimasto a guardare il portatile come inebetito per la grettezza ed insensibilità di quell’uomo. Quasi dimentico della presenza di Anna mi scappò un… “ ‘sto stronzo…rivolto al telefonino ” – Ooops… perdoni la volgarità, feci rivolgendomi a lei mentre giravo la poltrona.

“Lavorare in questo modo mi logora. Sempre problemi per ‘ste fanatiche straniere” – quando misi bene a fuoco Anna, mi accorsi che aveva come cambiato espressione, era quasi a bocca aperta, tra lo sbalordito e l’implorante…

” Si sente bene???…

 “Mi deve perdonare, non mi giudichi male… è che… non volendo, ho ascoltato la sua telefonata… e magari, visto che sono un po’ in difficoltà… m’è venuto da chiederle se… tante volte…  possa farlo il servizio cui si riferiva quel tale… “

Come dice??” – feci imbarazzato… Lei al sentirmi divenne rossa abbassando la testa quasi dispiaciuta…

“Mi lasci spiegare… io non ho mai fatto la modella… ma ho davvero tanto bisogno di lavorare e lei ha bisogno di una modella… vedrà, non se ne pentirà…”

Meccanicamente le guardai i vestiti mentre nella mia testa ronzava il rumore di quei tacchi che mi avevano sradicato dal tempo…

“Non si deve preoccupare per il vestiario…”

“Guardi, non mi preoccupa assolutamente il vestiario, non è questo il problema…”

“Ed allora??… non le piaccio??… se serve di tingere i capelli nessun problema… sono disposta a tutto… così di certo non si vede, ma ho un fisico ancora passabile… anche se i miei [anta] ci son tutti… mi metta alla prova… la prego…”

Nel sentirla così accorata quasi mi stavo mortificando… “no, Anna, non fraintenda – mi scappò di chiamarla per nome e lei sorrise – vede, il lavoro che doveva svolgere questa ragazza è un servizio fotografico sul genere glamour… il Delisi è proprietario di importante fabbrica calzaturiera e vuole pubblicizzare il nuovo campionario da donna… voleva vedere le sue scarpe ai piedi di quella benedetta ragazza che aveva scelto su internet da un sito di modelle cui attingono fotografi per casting, pubblicità e via dicendo. Non la desiderava propriamente troppo vestita… ma neanche nuda, non so se mi sono spiegato… insomma un vedo/non vedo… la cosa peggiore è che da questo servizio dipende l’affidamento dell’intero contratto per più stagioni… capisce!!??.. ed ora, per colpa di questa sventurata…”

“Facciamo così, Enrico – rimarcò lei con una simpatica smorfia in viso sottolineando il “tu” che c’eravamo appena scambiati in segno di amicizia… – aiutami ora a spedire il curriculum,  domani ti aiuto io… è sabato, e non ho impegni. Sempre se sei disponibile… facciamo una prova! Almeno una chances puoi concedermela???”

“Ma figurati… è che non so se è il caso…”

“Ti ripeto… ho bisogno di lavorare, non lo faccio gratis, sono determinata e non mi mette paura questo… a fine mese devo pagare l’affitto ed ho difficoltà…!!”

Un sorriso fu il tacito accordo che ci scambiammo prima di fare la foto tessera… indipendentemente da questo, l’email di Anna era partita già prima di entrare in sala posa… e dopo un’oretta di scatti di prova…

Caspita… sono davvero senza parole, più che altro senza fiato… sei disinvolta e naturale… meglio di più navigate esibizioniste… credo proprio tu sia nata per questo tipo di lavoro… hai gambe splendide e portamento elegante… sinuosa femminilità… credo che quel bastardo rimarrà soddisfatto… non vedo l’ora di cominciare domani!”

Lo vedi che hai fatto bene ad aiutarmi??” – fece Anna, sorniona, girandosi poi sui tacchi in direzione del camerino.

Continuai a guardare la tenda chiusa del camerino per qualche istante ancora, imbambolato come un ebete… non mi pareva vero nulla di quanto accaduto in quelle ultime ore. Nel mentre Anna continuava a parlarmi da dietro la tenda per togliersi  improvvisati abiti di scena, avevo la testa in chissà quale altra location…

Sai che stavo pensando?” – esordii…

Cosa?

Potresti lavorare per me, almeno finché non rispondono a quel tuo curriculum… mi aiuti anche nel lavoro non mi serve una modella a tempo pieno… debbo fare tutto da solo qui e poi saresti la persona ideale per tenere “public relations”… base di ogni attività che si rispetti… hai piglio, scioltezza di linguaggio e presenza fisica, anche se non è di certo quello cui una donna come te aspira…”

Ma scusa, non è quanto ti ho chiesto per quasi un’ora, prima di convincerti a farmi il provino?  E poi… cosa ne sai tu di me ed a cosa aspiro?… ci siamo conosciuti un attimo fa…!?”

– silenzio-

Una donna si sente gratificata nel sentirsi apprezzata, considerata e non usata come fanno tanti pseudo manager… non ti ho detto, per un pizzico di reticente vergogna che, da giovane, avevo fatto una piccola esperienza fotografica col mio ragazzo di allora… erano più che altro fotografie nostre… intime… ma lui era talmente perfezionista che anche d’agosto mi faceva vestire di tutto punto, per poi sfogliarmi proprio come una cipolla a suo piacere… cercando, in ogni istante, l’attimo del brivido, l’emozione impigliata… certo oggi sono più matura ed esigente nel rispetto della mia figura. Certe cose non si fanno più per gioco, o per tutti…”

A me piace la ragazza che ti è rimasta dentro l’animo quando scegli le pose, quando sai dove guardare per indicare all’obiettivo la strada di quel tuo sguardo penetrante e dolce al contempo… sai carezzare la luce con le ciglia…” – mormorai quasi ammaliato.

Adulatore, però tu divaghi troppo e non mi hai ancora risposto… pizza da me o da te?…”

Così dicendo scansò la tenda del camerino e aggiustatasi i capelli rivolse il suo sguardo diretto verso me, in attesa di una risposta. Era scesa dai tacchi di scena ed ora mi sembrava più bella di prima… m’aveva stregato la mente!

Perché ne avevamo parlato ?? Oddio e quando? Ma… ma come… no, scusa, pensavo tu fossi già in compagnia per cui avevo cercato di glissare la domanda (enorme bugia…)

Sei pericoloso tu quando pensi, facciamo così… io vado a casa a farmi una doccia al volo e tra un’ora ci si vede al portone. Stasera offro io… dobbiamo festeggiare il mio nuovo lavoro, non credi???”

Come Anna uscì dalla porta di casa, istintivamente corsi alla finestrella sul cortile. Quel tappeto rosso aveva sempre qualcosa di magico… e seppe farmi volare una volta ancora…questa volta però, il lontano ed ovattato rumore dei tacchi, fu solo un “… a tra poco”… e subito rialzai il volume a manetta… “…My sweet Lord … mhh My Lord…”!

©blu

Fotografia: Arjadna Majewska

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24 thoughts on “Condominio

  1. sai carezzare la luce con le ciglia…è trovarla inaspettatamente negli occhi di uno sconosciuto/a?
    E’ sentire quella luce dentro? Non so…mi piace molto questa tua frase ma del resto tutto il post direi è un crescendo.
    Le canzoni ti sembrerà assurdo ma non le conoscevo. Sono molto belle e Isnt’it a pity mi piace particolarmente.
    Un sorriso. Lila

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  2. La realtà, a volte, non si discosta troppo dai nostri pensieri….anzi li rende ancor più intensi!
    Piacevolissima lettura di un brano intenso, scritto in modo elegante e con molta spontaneità….
    Ho abitato per molti anni nel tuo quartiere, blu, ora mi sono un pò allontanata…
    Buona settimana e un saluto,silvia

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    • Non sono all’altezza di romanzare… al massimo riesco a fantasticare! Poi, circa le copertine dei miei libri, basta andare in “bacheca” per vederle tutte. Purtroppo sono senza tacchi.Difatti non è che siano qualcosa di fondamentale, ma servono per dare slancio alle idee, alla bellezza ed alla sensualità essendo il rimando più immediato di una condizione di assoluta femminilità. Magari necessari in una fotografia ma anche questa pericolosa arma, bisogna saperla usare ed indossare… questo non è da tutti. Cmq, sempre grato della tua affettuosa presenza, ti abbraccio anche senza tacchi!!! :-))

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  3. Bellissima prosa, una scrittura fluida che scivola via e ti avvolge come quei pensieri e quelle fantasie che si aggrovigliano nella testa al solo sentir frusciare gonne, calze e tacchi. Una lettura fantastica e vorrei riportare una frase che mi è piaciuta molto: “Senza averla mai vista in volto, già sentivo che mi abitava dentro… in affitto, nuda proprietà, dominatrice indiscussa dei miei vani interiori.”
    Non posso che applaudire alla tua indiscussa bravura.
    Stefania

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  4. fantastico! veramente fantastico! Non trovo le parole giuste per quello che ho letto. Bellissimo pezzo – anche se bellissimo è un aggettivo troppo abusato.
    Rimasto incantato per la leggerezza delo scritto per la storia e per tutto quello che hai scritto.

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