Il mare di mezzo

All’inizio c’era silenzio… un bianco pieno di nuvole e mare in spuma, greve odore di salsedine imperlato da poco ossigeno… aria portata a remi da un mare sconosciuto e da suo fratello il vento… questi verso monte… calma ascesa, vento che s’insinua tra le pareti di calce mentre lo senti accarezzarti senza evidente fastidio, a favorire la via. Aria che t’accoglie e t’abbraccia e ti fa gradevole il biancore che si fa dono. Tutto questo non l’ho vissuto, non l’ho neanche sognato… era già. Come un risveglio da qualcosa che ha protratto il tempo oltre il dovuto… lasciandoti di poi in qualche secolo distante, a piedi nudi. Così, dopo il silenzio, conobbi il volo del rondone che fa il nido tra la scogliera e il faro. Ero quindi già in un presunto luogo, oltre il biancore che smorzavo passo dopo passo sopra i sassi levigati di una salita immotivata. Anche questo era già… disposto ad arte tra corpo e anima, non certo da me ma prima di me. A metà, tra il tempo che non ho visto e quello che non vissuto. Dentro le terre mai percorse. Dentro un richiamo più forte, memoria atavica di una civiltà arroccata sul picco vecchio sperduto tra il planare delle grandi ali ed i miei avi… lassù, oltre ogni possibile silenzio ed il verso della vita, ho conosciuto il verde impenetrabile e quello dell’acqua soffiata forte da mare per annegare l’istante stesso in cui il “dopo” trascinava con se l’odore acuto della pelle che mi era continuazione. La via. Così, apro gli occhi e mi scopro su di una terrazza battuta da un vento che riconosco essere quello abbandonato poco prima del risveglio… aria profumata di nuvole e di mare… inspiro più che posso senza accorgermi che le mie mani lasciate al cielo permettevano a qualche foglio di volare via. Fogli impilati su di un tavolaccio, scritti ed altri scritti, uno sopra l’altro in non contigua dipendenza. C’era tanto cielo a farmi da contorno e inchiostro che decido di acchiapparne un pezzo, amo quel colore… mi alzo… il pavimento scotta, ma arrivo scalzo al limite di un grande cerchio di sassi bianchi tinti d’azzurro a segnare l’infinito. Come se fossi appena sveglio da un sonno inesorabile, per la prima volta i miei occhi videro… colori e forme oltre il bianco ed i contorni del tempo.

Ne hai messo di tempo per arrivare…?” – due occhi verdi, profondi come l’onda del risveglio, in un mare di sole, m’accolsero da più basso.

Stropicciate le ciglia corrugate, stentai a riconoscere le fattezze che mi stavano sollecitando una qualche risposta che ancora non sentivo mia. Interdetto mi guardo attorno e scorgo case arroccate degradanti verso una vaporosa scogliera… tutto è pulito… tutto è sempre bianco sull’isola, anche qui. Torno su quegli occhi e vi rivedo lo stesso verde naturale che si agita nei marosi più in basso ancora.

“Dai scendi dalla tua torre di parole, vieni qui a trovare soluzione per il candore che non ti spieghi…” – sembrava voce nota portata dal vento mentre rifulgevi di una luce naturale, faro interiore per i tanti naufraghi del peregrino esistere.

Una ripida scalinata in pietra spaccata a mano si districava d’attorno ad una strana costruzione circolare, sembravan pochi metri tra un piano e l’altro ma non seppi contare i gradini che li separavano quando infine sbarcai da basso. Una sorta di volo cieco che sembrò durare da una vita. Appena giù, m’avvolse l’odor di mandorla e di miele prima sognato, sgorgando come puro soffio del suo braccio, trovato teso con termine in color madreperla tra noi due. Un sorriso dai bagliori verdeistinto mi accolse prima della pelle, prima delle mani calde, prima dell’abbraccio pieno… prima! Un sorriso che si fece subito casa… ma era già dentro la nuvola che avevo lasciato poco prima. Intorpidito ed incredulo mi gettai nel passato che mi apparteneva… nel tempo gettato via.

“Ora sei morto, tutto quello che ti ritrovi è solo nuda verità, quella che per anni hai nascosto anche a te stesso… qui ci sono i tuoi desideri mai conclusi, i tuoi piaceri inabissati, i tuoi giorni accantonati… e ciò che vibra in te, è solo quello di cui sei fatto. Non esiste inferno, non esiste paradiso… sono minacce per selezionare umani ma se mi trovi qui, è solo perché ci siamo scelti ad insaputa della ragione… dalla prima volta che i nostri occhi si sono specchiati ed assaggiati… in questo che è l’unico per sempre che possa mai esistere!”

Morirei di nuovo, per morire prima di questo tempo”.

Mi rigirai attorno nuovamente per guardare tutto… ma c’era troppo che mi eccitava di una gioia frizzante e antica, un specie di perlage in attesa dello stappo, prima di cristallizzare il nome che le avevo imposto, prima di vedergli volar via la tonaca e di riconoscerne i sentieri della pelle. Una volta ancora, con i suoi piedi scalzi. Ora anche i miei. Senza dire più nulla mi liberò dal dubbio lasciando la mia mano per posarsi su di un lettino volutamente rivolto al sole. Era proprio Lei… lo stesso seno piccolo di sempre… eguali brune ciliegie, turgide e golose a dar spiegazione di dove potesse iniziare, per poi finire al tempo stesso, un pensiero mio imperfetto.

Se tutto il nulla, tutto il silenzio, tutte le nuvole attraversate non mi fossero servite ad arrivare sull’isola dei pensieri persi nell’oceano… se non avessi sbagliato tanto, forse, oggi non avrei potuto percorrere quella scala che scende ima verso la vita. Spesso amare è si un poco morire ma, a volte, non basta a porre terra sopra la terra per alzare muri o per allungare le distanze, sete d’esistenza… ebbrezza perduta, poiché tra terra e terra basterebbe disegnare un grande mare di mezzo, dai confini sporadici tinto però dei colori più devoti… gli stessi che non riesci a vedere mai, quelli ombrati di silenzio e di pianto, quelli nascosti tra le arance o le rocce, tra gli ulivi ed il sudore dei cuori. Tra la preghiera e l’oro del suo sesso. Arrivatovi e perso tra i flutti dell’acqua che ne sgorga ed unisce in qualcosa di unico… dilatato in ogni possibile spazio, su di ogni immaginabile superficie, nel brivido primordiale che ci ha cucito addosso il preludio del nostro tempo, della nostra esistenza in cui tutto proseguiremo!

E l’aria si farà turbine.

L’acqua inonderà la mia terra mentre l‘onda ne seppellirà ogni traccia.

Sarai l’unica strada verso casa!

©blu


 – Fotografia tratta dal web –

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11 thoughts on “Il mare di mezzo

  1. leggo e sogno. le tue parole si trasformano in immagini epare di vedere tutto che scorre davanti a imiei occhi.
    Un ritmo lento per assaporare ogni parola, ogni sfumatura di blu.
    E’ un vero piacere leggerti, lasciandomi cullare dal suone delle tue parole.

    Liked by 1 persona

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